20/01/2005

spingula maestrina



Spingula spingula maestrina



A paletta è dà regina


A regina è spagnola


Tirituppeti nesci fora!


Fora è quaranta


Tuttu u munnu canta!


Canta lu gaddu


Affacciatu alla finestra


Cu tri palummi in testa


Gaddu


Gaddina


Palermo y messina!


 


Autore ignoto, zona delle Madonie (pa)


XIX secolo



19/01/2005

parole di sicilia




Un sito, in cui si parla di scritture che gravitano in sicilia, e che ha trovato persino il tempo di parlare di me...

www.paroledisicilia.it



13/01/2005

bucare il video



Erminia Maestrelli, vedova Chitaglia, andava orgogliosa del televisore a schermo gigante che il figlio, dottor Ivano Chitaglia, le aveva regalato alcuni mesi dopo essere rimasta sola, a causa del forfait della dama di compagnia, incapace di reggere le interminabili scaramucce su qualsiasi argomento possibile con la signora Erminia.
"ti farà compagnia, mamma" aveva dichiarato il dottor Ivano quando i facchini del negozio di elettrodomestici avevano collocato il pachidermico apparato nel salotto, rimpiazzando il vecchio Radiomarelli in bianco e nero degli anni sessanta.
Ed in effetti, a giudicare dalla bolletta della luce elettrica, e dal fatto che ogni qual volta le telefonasse, la televisione era sempre accesa a tutto volume, di compagnia alla vedova Chitaglia ne faceva parecchia.
Le figlie rimproveravano spesso il dottor Ivano, "nonna si rincoglionirà davanti alla tivvu tutto il giorno", ma lui non dava peso alla cosa, " le fa compagnia, e voi non andate mai a trovarla nonostante siate le sue uniche nipoti"; a questo punto le ragazze cambiavano immediatamente argomento, visto che erano in evidente fuori gioco.
Passarono alcuni mesi, ed i primi sintomi di una altalenante demenza si cominciarono a manifestare.
Infatti la signora Erminia dettava la nota della spesa al primo numero di telefono che le passava per la mente, lamentandosi poi con il figlio del fatto che i salumieri non la prendevano più sul serio: era inevitabile che gli ignari utenti della telecom mettessero giù la cornetta quando sentivano declamare  la lista dei formaggi e dei detersivi, quindi il dottor Ivano prese l'abitudine di passare personalmente in drogheria ed acquistare l'occorrente per un paio di giorni di sopravvivenza della madre, che di contrastare con un'altra badante "badante si chiama, l'hanno detto in televisione, non dama di compagnia" proprio non aveva nessuna voglia.
Passarono alcuni mesi di consegne della spesa da parte del dottor Ivano, sempre allo stesso orario, intorno alle sei del pomeriggio, dopo che lui chiudeva l'ambulatorio e licenziava la segretaria, ma un sabato la madre l'apostrofò "Ivano, ti prego, non venire più a quest'ora, anzi fai una cosa, incarica il garzone del salumiere di venire lui con i sacchi della spesa, ma dopo le diciannove, ti raccomando, dopo le diciannove".
Il dottor Ivano chiese alla madre del perché di tale cambiamento di abitudini, ma lei gli disse seccamente " alle diciassette e trenta  faccio il the e lo voglio sorseggiare in santa pace".
Alle diciassette e trenta in punto, ogni santo giorno, Emilio Fiele, conduttore televisivo dalla lingua umida e impastata, sibilava il suo notiziario dagli studi di canale quarantaquattro, rendendo continuo omaggio al padrone dell'emittente, un palazzinaro arricchito i cui    grattacieli si stagliavano stampati sul fondale dello studio.
Qualche settimana dopo che l'incarico di consegnare i sacchetti con il prosciutto e il parmigiano era stato trasferito al fattorino del salumaio, questi ebbe un incidente con la bicicletta e marcò visita per alcuni giorni, cosicché il dottor Ivano fu costretto ad occuparsi personalmente del trasporto alimentare.
Ma la madre, quando lui bussava al campanello, gli urlava da dietro la porta " non posso, ho gente, lasci pure il pacchetto sullo zerbino".
"Come fa ad avere gente" si chiese dopo qualche giorno il dottor Ivano "se il portiere mi ha detto che non ha visto salire nessuno?".
L'indomani portò con se le chiavi dell'appartamento, e dopo la solita frase della madre "non posso aprire ho gente", Ivano le gridò che avrebbe aperto lui con la chiave: a questo punto la donna disse "oddio no, non puoi entrare Ivano, non sono sola ti ho detto".
Ivano invece infilò la chiave nella toppa ed entrò, dirigendosi verso il salone dove la signora Erminia si era rannicchiata, tutta rossa, nella poltrona davanti alla televisione.
Sul tavolinetto, due tazze di the, di cui una ancora colma, e sul video la sagoma canina di Emilio Fiele che andava sbavando le notizie del pomeriggio.
Il dottor Ivano squadrò interrogativo la madre, che ancora più rossa in viso gli disse "non volevo che tu pensassi che fossi una screanzata, stavo prendendo il the insieme al bravo presentatore".
"ma qui non c'è nessuno" sbottò Ivano "sei sola, con due tazze di the".
"no, non sono sola" disse allora la signora Erminia, fino a pochi secondi fa c'era il bellissimo Emilio Fiele qui con me..cosa credi, sono anziana ma ho un corteggiatore".
A queste parole il dottor Ivano si rese conto che il cervello della madre si era definitivamente squagliato, e che la demenza altalenante aveva preso residenza stabile, per cui assunse una badante polacca, un donnone con i polsi da pugile, per sorvegliare e gestire la madre che, vista la stazza della donna non osò protestare.
Nei mesi che seguirono la passione della signora Erminia per il conduttore televisivo si fece sempre più ossessiva, e decine di foto di Emilio Fiele, ritagliate a cura della polacca dai rotocalchi, sostituirono quelle di Ivano e delle figlie nelle cornici d'argento sul tavolo e sul pianoforte.
Le cose andarono avanti ancora per qualche mese, finchè il fondale di grattacieli dello studio televisivo di rete quarantaquattro non venne sostituito in maniera permanente da quello ritraente una partecipante al concorso di Miss Italiana, notoriamente cugina del bravo presentatore Emilio Fiele, che non perdeva occasione di accostarsi al ritratto della procace ragazza.
Una telefonata concitata arrivò un  pomeriggio allo studio del dottor Ivano "presto dotore presto dotore vienghi che sua mama vuole fare una pazia" urlò la polacca.
Ivano non si tolse neanche il camice, e corse per le poche decine di metri che separavano il suo ambulatorio dalla casa della madre.
Mentre saliva i gradini a due a due udì uno sparo, poi un altro, e il sangue gli si gelò nelle vene.
Aprì la porta, preparato al peggio, filò fino al salotto, dove il silenzio regnava: la polacca era impietrita dalla paura, ed evidentemente si era pisciata sotto, la signora Erminia teneva ancora in pugno un revolver preistorico, che era stato del padre di Ivano, il televisore a schermo gigante aveva due grossi fori, e fumava , come la pistola.
"mamma che hai fatto" disse ansimante Ivano mentre le toglieva l'arma dalle mani.
"Non lo sopportavo" disse la signora Erminia, "non lo sopportavo che quello  non solo mi tradisse ma portasse pure quella sgualdrina a prendersi il the in casa mia...e così li ho ammazzati tutti e due".